Globalizzazione e crisi globale

Prima di parlare delle conseguenze sulle imprese legate alla crisi globale, c’è una domanda cui rispondere. Cos’è la globalizzazione? Secondo Anthony Giddens, in un suo saggio intitolato ”Le conseguenze della modernità”.

Il termine “globalizzazione” è definito di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti, facendo sì che gli eventi locali siano modellati dagli eventi, che accadono a migliaia di chilometri di distanza e viceversa.

Di conseguenza la Globalizzazione ha cambiato l’ordine del mondo, sviluppando imprese ”importanti” solo in alcune aree, nelle così dette zone di maggior sviluppo. Altre domande importantissime sono: La globalizzazione è un processo positivo? Oppure la stessa globalizzazione ha portato le piccole medie imprese verso il declino? Di questo problema se ne stanno occupando, giustamente, anche gli imprenditori più sensibili alla situazione economica nazionale come Cesare Pambianchi.

Analizzando il processo di globalizzazione negli anni, descritto molto bene nell’opera di Bauman, ” Dentro la globalizzazione, le conseguenze sulle persone” possiamo affermare sostanzialmente che il sistema globale ha cambiato l’ordine del sistema capitalistico.

Nei paesi dell’area globalizzata, la globalizzazione ha creato vicinanza con luoghi remoti del pianeta e con abitanti lontani, accorciato le distanze, grazie anche al fatto che il mondo è sempre connesso.

La conseguenza è certamente l’omologazione di gusti e bisogni, anche in paesi culturalmente differenti. Tutto ciò ha creato la crisi dei piccoli e medi imprenditori locali e nazionali, letteralmente ”schiacciati” e sempre più indifesi e messi alle strette, e condannati a trattare in condizioni d’inferiorità con le grandi e spietate multinazionali private o pubbliche, come ribadisce lo stesso Cesare PambianchiLa Crisi Globale.

Infatti, la domanda dei consumatori si sposta sui prodotti ‘uguali’, perché, il gusto è ormai globale. L’offerta è ricca ed ha anche un prezzo accessibile, proprio, perché sfrutta le grandi quantità. Pertanto le padrone del mondo globalizzato sono le multinazionali. Le multinazionali hanno come unico interesse il profitto e per raggiungerlo attuano un massiccio sfruttamento della manodopera dei paesi più poveri del mondo, cioè quei paesi fuori dal processo di globalizzazione, che diventano solo servi dei paesi globalizzati.

Esse localizzano nei paesi più poveri la produzione, per ottenere manodopera a bassissimo costo, avvolte con condizioni limite per la salute dei lavoratori e i diritti umani. Poi una volta che i salari cominciano a crescere, ci si sposta in un paese ancora più povero.

Altro punto focale della globalizzazione è lo squilibrio dell’asse, basti pensare a Cina e India, che non hanno subito proprio la recessione, neanche durante i peggiori anni del declino dell’Eurozona e dell’area degli Stati Uniti, La zona Asiatica è cresciuto con una media dell’8%.

Tutto ciò però fa pensare che in realtà la crisi globale è appannaggio solo di alcune aree del mondo, che si modifica nel corso degli anni in base alle aree che avranno maggiori risorse e di conseguenza si “reinventa” l’ordine del mondo globale.

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