CVP online

L’evoluzione del catetere venoso periferico

Il catetere venoso periferico, spesso indicato con l’acronimo CVP, è il dispositivo più diffuso nella pratica clinica per effettuare un accesso vascolare. Ne esistono di diversi tipi a seconda della vena del circolo periferico che devono interessare, ma oggi sono tutti realizzati con materiali biocompatibili come il poliuretano, il teflon e il silicone con evidenti vantaggi per la salute.

I cateteri venosi periferici hanno dunque il compito di garantire un accesso venoso ottimale, scongiurando complicanze quali alterazioni emorragiche, trombotiche ed infezioni.

Caratteristiche dei cateteri venosi periferici

I moderni cateteri venosi periferici, inoltre, sono studiati per consentire un uso discontinuo ad intermittenza e si differenziano in due tipi: a breve termine (con durata massima di 3-4 giorni) e a lungo termine (per permanenze più lunghe).

Questi dispositivi, studiati per collegare la superficie cutanea con un vena appartenente al circolo periferico, si sono notevolmente evoluti nell’ultimo decennio per assecondare le specifiche indicazioni d’uso.

In commercio ne esistono svariati tipi, ma sono tutti catalogati secondo un preciso codice colore standardizzato che si basa su misure espresse in “gauge” (norma ISO 10555-5).

I CVP vengono usati per la somministrazione di farmaci, liquidi, nutrienti vari e sangue per via parentale che assicura un assorbimento rapido ed immediato.

Di recente le tecnologie e la ricerca hanno permesso di ottenere dispositivi sempre più sicuri per le terapie infusionali, riducendo notevolmente le complicanze insite nel loro uso.

Per prevenire i rischi è fondamentale che anche l’operatore che li gestisce sia in grado di effettuare una precisa valutazione caso per caso, scegliendo il giusto modello con prontezza e abilità.

I rischi del catetere venoso periferico

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I rischi di colonizzazione microbica e di complicanze trombotiche ed emorragiche associate ai vecchi e superati cateteri venosi periferici in polietilene e pvc sono notevolmente ridotti dall’impiego del teflon e del poliuretano che garantiscono un tempo prolungato di permanenza nella vena, senza aumentare le controindicazioni.

I cateteri venosi periferici possono avere un ago a farfalla o un ago a cannula. Mentre il primo modello è specifico per casi pediatrici e somministrazioni in un arco temporale ridotto, il secondo tipo garantisce un’azione in un lasso di tempo più dilatato e per diverse funzioni. L’ultimo modello di catetere è quello integrato di sicurezza, particolarmente usato nei casi in cui l’accesso venoso è difficile da trovare come spesso capita per pazienti anziani o bambini.

Gestire un catetere venoso

La buona gestione del dispositivo durante il suo uso è una condizione imprescindibile per garantire la massima protezione da eventuali infezioni.

Il catetere venoso periferico deve essere facile da manipolare e da inserire. Inoltre, deve garantire sicurezza e massimo comfort, deve essere flessibile, non deve provocare dolore e lividi e deve evitare l’insorgenza di infezioni. Il catetere venoso periferico deve assicurare un rapido ritorno del sangue e deve permettere un chiaro monitoraggio del foro di ingresso.

Oltre a provocare la più bassa esposizione del sangue, il CVP deve abbassare al minimo i rischi legati ai fattori di trombogenicità.

Il “gauge” che identifica la misura del diametro interno del dispositivo è inversamente proporzionale al calibro della cannula. La scelta della misura ideale è molto importante e il calibro deve essere il più piccolo possibile rispetto alla portata della vena nella quale si va ad inserire, per ridurre il trauma che il vaso sanguigno deve sopportare e per azzerare le possibilità di infezione.

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