Categoria: Turismo

come deve essere colazione in un bed and breakfast

Come deve essere la colazione in un bed and breakfast?

Uno degli elementi più importanti per chi gestisce un bed and breakfast come b&b Ostuni All’ombra degli Ulivi, è senza dubbio la colazione. Questo perché è semplicemente uno dei servizi di punta di una struttura di questo tipo e che, se fatta bene, può davvero influenzare la buona riuscita di un soggiorno per un ospite.
Ebbene, ma a cosa bisogna prestare attenzione quando si prepara la colazione per gli ospiti di un bed and breakfast? Qui di seguito abbiamo deciso di darvi giusto qualche piccolo consiglio. Provate a seguirli uno per uno!

1. No a prodotti pre confezionati

Uno degli errori che commettono spesso le aziende che gestiscono bed and breakfast è quello di servire prodotti già confezionati in modo industriale a colazione. Parliamo di cornetti confezionati in precedenza, merendine, cioccolatini e chi più ne ha, più ne metta! Perché bisognerebbe evitare questo genere di prodotti? È molto semplice: si parla di alimenti praticamente reperibili in ogni supermercato, che non fanno la differenza in termini di pasto e colazione. Inoltre, sono prodotti poco sani e che non raccontano la cultura culinaria di un posto, la stessa cultura che molto probabilmente gli ospiti vorrebbero conoscere. Per questa ragione vi consigliamo di evitare questo genere di alimenti se volete fare bella figura.

2. Servite prodotti fatti da voi

Per una colazione sana e genuina, il nostro consiglio spassionato è quello di proporre prodotti fatti in casa e preparati direttamente da voi. Parliamo, ad esempio, di crostate, ciambelle, biscotti, dolci tipici del territorio e così via. Insomma, dolci realizzati a mano, magari con uova, latte e burro che coltivano aziende vicino alla vostra struttura. Se non siete molto efferati in cucina, potete anche stabilire una collaborazione con pasticcerie e forni della vostra zona, in modo da offrire piatti sempre diversi ma di sicura provenienza artigianale.

3. E il caffè?

Anche il caffè non può di certo mancare in una colazione tipicamente italiana, soprattutto del sud. Armatevi di macchinetta e capsule di ogni tipo per soddisfare il gusto di ogni ospite. Dalle capsule per il caffè ristretto, a quelle per il cappuccino e così via. In alternativa, potete anche munirvi di moka anche se, è bene sottolineare che il caffè potrebbe non sortire il risultato sperato. Inoltre, potete anche offrire bevande alternative come frullati, té, smoothies e tutto ciò che può nutrire in modo sano ogni vostro ospite.

Idee di viaggio nell’Australia selvaggia

L’Australia è una meta famosa tra i turisti per i suoi immensi spazi aperti e per la natura selvaggia ed incontaminata. Gli amanti della natura e dell’avventura non avranno che l’imbarazzo della scelta per trovare percorsi e luoghi da visitare ed esplorare o per pianificare attività, escursioni ed esperienze mozzafiato.

Dagli spettacolari paesaggi, alla fauna selvatica particolare e senza eguali, fino ai numerosi parchi nazionali ed aree riconosciute patrimonio dell’umanità, i turisti potranno esplorare spazi infiniti, ricchi di animali nei loro naturali habitat, e percorrere foreste pluviali situate a ridosso delle più moderne città, in cui trascorrere delle rilassanti soste ristoratrici.
Vediamo quali potrebbero essere delle idee di viaggio, per la scoperta dell’Australia più selvaggia.

La Grande Barriera Corallina

Con i suo 2300 chilometri di estensione, la grande barriera corallina australiana è il più grande sistema corallino esistente al mondo. Ci si può arrivare comodamente con i voli internazionali che atterrano nell’aeroporto di Cairns o con quelli interni australiani che arrivano negli aeroporti di Proserpine (sulla costa delle isole Whitsunday) o di Hamilton Island o a Townsville.

A circa mezz’ora di autobus dall’aeroporto di Proserpine si può arrivare ad Airlie Beach da cui è possibile raggiungere molte isole e località del paradisiaco arcipelago delle Whitsunday.

Ma per entrare in Australia, un turista straniero deve richiedere precedentemente un visto turistico, il cosiddetto visto ETA o eVisitor a seconda del paese di provenienza (in tedesco chiamato visum australien).

L’arcipelago delle Whitsunday è un luogo di rara bellezza dove si può assistere a tramonti romanticissimi, sulle spiagge deserte di sabbia bianca di silice finissima oppure praticare snorkeling tra pesci coloratissimi e coralli altrettanto caratteristici.

I posti migliori dove preticare snorkeling sono Manta Ray Bay nei pressi di Hook Island, Black Island e Blue Pearl Bay su Hayman Island. Le partenze per le escursioni giornaliere di immersioni e snorkeling avvengono da Airlie Beach, da Hamilton Island e da One&Only Hayman Island.

Red Center

Il Red Center è un paesaggio desertico con catene montuose che si alternano a pianure e gole rocciose, zone sacre alle culture aborigene locali come i Kata Tjuṯa e Uluru. Nel Red Center si trova la roccia più famosa del mondo, ovvero l’Ayers Rock.

Ad Ayers Rock o Alice Springs ci si arriva con voli da Sidney, via terra da Adelaide o da Darwin, distanti circa 1500 km da Sud e da Nord rispettivamente, o in ferrovia, la leggendaria Ghan che copre la distanza Darwin Adelaide in circa quattro giorni, con tappe a Katherine, ad Alice Springs e a Coober Pedy.

Da non perdere assolutamente nel Red Center sono gli incantevoli colori cangianti all’alba ed al tramonto di Uluru (nota in inglese come Ayers Rock e patrimonio dell’umanità), che si possono ammirare nell’Uluru-Kata Tjuta National Park, dove sono ospitati anche centinaia di specie di animali, uccelli e piante rarissime, tra cui canguri, wallaby ed emù che scorrazzano liberi per il deserto rosso.

Video Marketing

Video Marketing: come e perché investirci

Le imprese che scelgono di investire in produzione video aziendali e che destinano parte del proprio budget pubblicitario ad attività di editing video si attestano in crescita esponenziale. Una rilevanza che non può sorprendere gli addetti ai lavori, sempre più persuasi sull’efficacia di tale strumento di comunicazione. In effetti, i risvolti positivi di un’attività di video marketing sono numerosi e notevoli.

Branding efficace

Nulla, meglio del video, è in grado di trasmettere all’esterno i valori e i punti di forza di un marchio. I video sono i contenuti di più facile fruizione, più esplicativi, immediati nella trasmissione del messaggio e restano impressi più facilmente nella mente dei fruitori. La via più rapida per raggiungere gli occhi, la mente e il cuore del pubblico.

Versatilità di stili

Esiste un format adatto ad ogni tipologia di comunicazione. l’ironia o la commozione dello storytelling, la funzionalità dei tutorial, l’utilità delle guide online sono tutte declinazioni differenti dello strumento video, che si adatta così a ogni intento e stile espositivo. Qualunque tipologia di azienda, in qualsiasi settore merceologico può sfruttare il video marketing in maniera diversa, basta solo individuare il format e lo stile più appropriati al relativo pubblico di riferimento.

Viralità

La vera forza dei video sta nella loro capacità di diventare virali. Un contenuto che funziona viene condiviso dagli utenti tramite social network e piattaforme di instant messaging, raggiungendo un bacino d’utenza pressoché illimitato e in un intervallo di tempo ridotto.

Vantaggi per il posizionamento

Si stima che la presenza di un video all’interno di una pagina web aumenti fino a 70 volte le possibilità che quest’ultima si posizioni nei primi posti degli elenchi dei motori di ricerca. Il video, poi, aumenta il tempo di permanenza degli utenti e abbatte la frequenza di rimbalzo, altri due parametri di cui gli spider tengono significativamente conto nell’attribuzione del ranking e, di conseguenza, la gerarchizzazione dei risultati nelle pagine di ricerca.

Trasmissione di forza aziendale

Il video, infine, trasmette forza e autorevolezza all’esterno. Un’azienda che presenta nella homepage del proprio sito ufficiale un video di presentazione ben fatto e qualitativamente ben sviluppato è percepito dagli utenti come un marchio strutturato, moderno e al passo con le evoluzioni tecnologiche e di digital Pr: un’ottima arma di persuasione!

Salento alternativo: il turismo green delle masserie

Mare caraibico, spiagge di sabbia bianca, clima ideale per una vacanza all’insegna del relax o del divertimento notturno: il Salento deve gran parte del proprio appeal turistico alle seduzioni delle sue coste. Da Gallipoli a Otranto, dal versante ionico a quello adriatico, case vacanze Torre Pali, b&b a Salve, hotel a Lecce, appartamenti in affitto a Lecce. Il brand Salento ha gradualmente conquistato il vertice del turismo balneare italiano e i trend continuano a crescere.

Il turismo green del Salento

C’è però un altro Salento, ben meno in vista di quello tipico delle coste gallipoline e proprio di un target turistico alla ricerca di ben altro tipo di esperienze: è il turismo green, bio e naturale delle masserie e degli agriturismi, un business florido e in grado di attirare visitatori facoltosi, a impatto zero e fortemente esperienziale.

Le masserie del Salento

In Salento le masserie fortificate sono parte integrante del patrimonio storico e tradizionale. Il retaggio contadino ha alimentato per secoli un’economia basata sui latifondi, sui ricchi proprietari terrieri e sul lavoro dei braccianti. Le masserie rappresentavano il centro della vita produttiva dei salentini, in un sistema povero di alternative in cui l’allevamento era scarsamente praticato.

Il Salento fu anche terra di confine, insidiata e attaccata da più parti ora dai Balcani, ora dall’Africa, ora da popolazioni scese dal nord. La minaccia delle invasioni spinse alla costruzione di masserie fortificate in grado di resistere agli attacchi del nemico di turno. Quei luoghi, per secoli simbolo di arretratezza e di subordinazione, diventano oggi esempio di virtù e alimentano il settore del turismo verde.

La tradizione culinaria

Il turismo del Salento si alimenta anche grazie a una ricchissima tradizione culinaria simbolo di virtù e benessere. Le masserie, oggi, si fanno tempi di quel patrimonio, luoghi animati da una sacralità profana in cui si celebra l’aspetto più autentico di località ormai trasformate dal progresso. Lì si conserva e si preserva l’essenza stessa del Salento, del suo retaggio agricolo, di tutto ciò che era prima che il territorio diventasse meta prediletta e marchio glamour. Quel Salento vero e sincero esiste ancora, basta solo aver voglia di cercarlo.

Ostuni

Ostuni: cosa fare e cosa vedere nella Città Bianca

Non è certo un caso se i residence, gli hotel e i b&b a Ostuni lavorano a pieno regime per dodici mesi l’anno. Il borgo, infatti, offre attrattive molteplici, rivolte a pubblici differenti e capaci di alimentare un turismo vario e in grado di svincolarsi dalle logiche balneari che alimentano gran parte del turismo di Puglia.

La città bianca

La principale attrazione della città di Ostuni è rappresentata dal suo borgo antico, che si presenta in gran parte colorato di bianco. Fin dall’antichità, infatti, gli abitanti ostunesi utilizzarono la calce, presente in grande abbondanza nelle zone limitrofe, per imbiancare gli edifici. La consuetudine è stata preservata nel corso dei secoli, al punto che oggi Ostuni è conosciuta come la ‘Città Bianca’.

Lo spettacolo che si pone davanti agli occhi dei visitatori è incantevole: un dedalo di viuzze strette e lattee si illuminano riflettendo i raggi del sole; la città sorge oltre i 200 metri sopra il livello del mare e pare, anche da lontano, come un presepe vestito di bianco, una suggestione senza eguali in tutto il contesto italiano (e non solo).

L’arte

Nel corso delle epoche, Ostuni venne dominata da Romani, Bizantini, Normanni, Svevi, Aragonesi, Asburgo e Borbone. Il tessuto architettonico locale si è così impreziosito di arti arabeggianti, gotiche, rinascimentali, barocche, perfettamente armonizzate in un contesto vario e che può vantare imponenti opere religiose, militari e civili. Tra i principali monumenti: la Basilica Minore, l Monastero delle Carmelitane, il Palazzo ducale Zevallos e Palazzo Siccoda.

L’archeologia

Ostuni è anche uno dei principali riferimenti del Mezzogiorno per ciò che riguarda l’archeologia. Il Parco naturalistico e archeologico di Santa Maria d’Agnano è il fiore all’occhiello del lavoro svolto dal Prof. Donato Coppola nei primi anni ‘90, un complesso che accoglie reperti risalenti a oltre 30 mila anni fa e tra cui spicca la Donna di Ostuni, conservata all’interno di Ostuni 1, lo scheletro di una donna di circa 20 anni e del suo feto che venne sepolta insieme a resti funerari come  monili, utensili e resti animali.

Il paesaggio

Il mare di Ostuni ha saputo conquistare, negli anni, sia le 5 Vele Legambiente sia le Bandiere Blu FEE. Accanto all’incantevole paesaggio marino si sviluppa la dimensione agreste tipica della Puglia, che accoglie una serie di masserie ottocentesche ma anche ville romane risalenti a oltre 1000 anni fa. Senza dimenticare le suggestioni di uno scorcio incantevole, proprio di una città erta su un livellamento collinare e da cui ammirare l’orizzonte balneare del Salento.

Ostuni

Il legame simbiotico e simbolico tra Ostuni e la calce

Ostuni è nota come la città bianca. Il soprannome è dovuto al particolare profilo urbano del suo centro storico, che si presenta quasi interamente ricoperto di bianco, edifici, case, palazzi, chiese.

Ostuni e la calce

Intorno al territorio di Ostuni si trova in abbondanza la tipica pietra calcarea che contraddistingue i paesaggi pugliesi. La roccia, una volta cotta in fornace e ridotta in polvere, si trasforma in ossido di calcio, ovvero in calce viva, utilizzata tra le altre come vernice. Gli abitanti del borgo iniziarono a utilizzare la calce per imbiancare le proprie abitazioni fin dai primi insediamenti permanenti, risalenti all’epoca romana. Già da allora, il profilo delle abitazioni della città si tinse interamente di bianco.

La calce, oltre ad essere facilmente reperibile e facile da trasportare, fu scelta anche per un’altra ragione: la città è contraddistinta da strade strette in cui la luce filtra con difficoltà, rendendo le viuzze antiche buie e oscure. Attraverso l’applicazione di vernice bianca, la luce del sole viene riflessa, illuminando il centro storico. la consuetudine si è consolidata nei secoli; più la città cresceva, maggiore era la presenza di calce che colorava e faceva risplendere il borgo.

La peste del ‘700

Intorno alla metà del ‘700, il borgo ostunese fu colpito da un’epidemia di peste che avrebbe potuto distruggere totalmente la città e sterminare i suoi abitanti. Ciò però non avvenne per merito… della calce! La roccia, infatti, una volta trattata nella fornace assume caratteristiche spiccatamente basiche, ideali per combattere la diffusione batterica e svolgere una funzione disinfettante. Fu proprio la calce ad arginare la forza d’urto del contagio e a scongiurare il rischio di estinzione dei suoi abitanti, allora in 10.000.

La luce sconfigge il buio

Oggi, ogni hotel e b&b a Ostuni lavora a pieno ritmo per dodici mesi l’anno. La città vive di turismo e attira in ogni periodo ondate di visitatori attirati dalle suggestioni secolari del suo borgo. A Ostuni, il bianco non è solo una peculiarità morfologica ma parte integrante dell’identità locale. La peste nera avrebbe potuto causare la fine della storia degli ostunesi ma fu proprio la calce, simbolo e icona del posto, a impedire che ciò accadesse. La città bianca sconfisse la peste nera grazie al bianco delle sue case, in un conflitto che non è solo narrazione storica ma assume contorni ben più evocativi e ricchi di simbolismi ancora fortissimi nella cultura popolare, ieri come oggi come domani.