Lingua italiana, quando ad essere rottamate sono le parole

Il perfetto ritratto dell’Italia nell’anno appena trascorso? Non è necessario, come fanno tanti, cercarlo tra i siti dei quotidiani, tutti intenti a stilare classifiche: foto dell’anno, politici dell’anno, sportivi dell’anno…basterebbe invece sfogliare le pagine di un dizionario di italiano appena stampato, o consultarne uno on line. Ecco quindi le varie sfaccettature di un’ Italia passata al setaccio della lingua e che mostra i suoi abitanti mentre fanno i conti con concetti che pesano…non solo sull’economia della costruzione di una frase.

Purtroppo nel 2014 non siamo più solo indebitati, ce lo dice l’inserimento della parola “sovraindebitamento”, e i contratti “cocopro” non solo non sono spariti, ma entrano a buon diritto tra i termini in uso.

Grande spazio è lasciato ovviamente alle nuove tecnologie, e quindi “access point”, “kilobyte” (che non è proprio un neologismo, ma si vede che anche l’italiano ha i suoi tempi), “follower”, “widget” (componente grafica che facilita l’interazione tra l’utente e il sito che sta visitando), snippet (frammenti di codice sorgente rilasciati a scopo didattico) , “e-reader” e ovviamente hashtag(parola o frase preceduta dal simbolo #, usata su Twitter). Per tutti quelli che non hanno familiarità con questi termini è già pronta la definizione di “analfabetismo digitale”

Da sempre poi, la lingua parlata, con la forza dell’uso e dell’abitudine, riesce a introdursi in quella scritta, e quindi benvenuto “rosicone”, che insieme ad altri termini fanno un ritratto non certo roseo dell’italiano medio, “inzitellito” e “adultescente” mentre il “choosy” tanto caro all’ex Ministro Fornero è ancora sotto la lente d’ingrandimento. Tra le definizioni che hanno segnato l’ultimo anno,  sicuramente la più sfruttata di tutti: “rottamatore”, che lascia il suo vecchio significato per virare ovviamente sulla politica.

Uno sguardo meno divertito va rivolto anche ai problemi sociali, in questo primo assaggio di 2014: entrano quindi termini come “daspo”, per chi provoca problemi durante le manifestazioni sportive e “ludopatia”, la dipendenza legata al gioco d’azzardo…e ci si augura che un consumo eccessivo di “shortini” non porti anche verso una dipendenza dall’alcool.

Parole che entrano nel dizionario italiano, ma anche parole che escono: “lanavéndolo”, che sicuramente non sarà considerato uno dei lavori del futuro, “guardavìa”, a cui si è scelto di preferire il più internazionale guardrail ma anche “grafofono”, la versione aggiornata del fonografo ma che ormai anch’essa ha fatto il suo tempo.

Tanta storia appena trascorsa, da sbirciare tra questi termini…c’è solo da augurarsi che nel ritratto spesso impietoso a volte preoccupante che ne esce ci sia ancora posto per parole come “speranza” e “futuro” e non siano invece le prossime ad essere considerate desuete.

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