L’osservazione artistica

Osservare, contemplare, analizzare e scomporre. Cambiare angolazione, proporre nuove prospettive, tracciare altri paradigmi. Questo, dall’alba dei tempi, fa l’artista. Traccia nuovi percorsi e li indica agli altri, spesso senza volerlo, talvolta solo per raccontare il proprio punto di vista finisce con lo stravolgere l’ordine precostituito.

Il lavoro dell’artista si celebra in ogni istante, non quando scrive, compone, dipinge, racconta, sogna. È un processo costante che si evolve e si delinea nel corso di tutta la vita, in maniera anche inconsapevole, istintiva.

Lo scrittore non va in vacanza, il pittore non si riposa perché l’atto del creare nasce dal pensiero, il pensiero è stimolato dall’osservazione, e tutto si sussegue e si rimanda.

La composizione artistica è solo il punto di arrivo di una evoluzione che sottende una serie di processi fondamentali. Osservazione del mondo, decodificazione, reinterpretazione, modellazione. Tutto nasce dalla ricerca, la ricerca premette una mancanza, la mancanza è condizione inevitabile dello spirito umano.

La mancanza è fonte di necessità, la necessità alimenta il viaggio, il viaggio è tale anche da fermi, è tale se il carburante è lo sguardo e il motore il pensiero. È così per tutti, artisti o meno; ma i primi riescono a farne motivazione vitale, altrimenti non sarebbero tali.

Ma cosa differenzia l’osservazione contemplativa di chi sa far arte da quella statica e improduttiva di tutti noi? È un occhio differente o il modo in cui esso viene indirizzato? Joseph Conrad, lui che artista lo era nel modo più ampio e profondo, non ha saputo trovare risposta.

Quante possibilità ho di darne io! Così, l’autore di Cuore di Tenebra si domandava con candore: Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

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