tableau de mariage

Tableau de Mariage: come scegliere il tema dei tavoli

Nulla, in un matrimonio, è lasciato al caso. Tutto, anche quelli che appaiono meri dettagli funzionali, deve essere utilizzato per dare valore, coerenza e razionalità alla location e al concept scelti per l’evento.

Il Tableau de Mariage

Un particolare che sta assumendo una rilevanza crescente è il Tableau de Mariage. Nato semplicemente come bacheca per l’illustrazione dei posti e della loro disposizione, oggi esso viene sfruttato in mille modi per dare valore e caratterizzare la sala, aggiungendo quel tocco di sé utile a personalizzare le nozze e renderle un po’ più uniche.

La scelta del tema

Il Tableau è utilissimo per dare solidità al mood matrimoniale scelto. Il matrimonio, infatti, perché rispetti canoni di eleganza e sobrietà, deve seguire una fantasia ben precisa, accogliere un certo stile che fa da filo conduttore al tutto, dagli addobbi della chiesa alla location, dalla partecipazione di nozze alla musica del ricevimento, ecc.

Se, ad esempio, avete optato per un matrimonio fuori dagli schemi, il vostro Tableau de Mariage dovrebbe vertere su un tema particolarmente suggestivo e inaspettato o che permette spazi per inventare. Di alternative ce ne sono tantissime, pensate ad esempio a tavoli rinominati con nomi di registi famosi o da personaggi delle favole oppure, ancora, a quadri, libri, ai protagonisti di Harry Potter o del Trono di Spade: insomma, se l’insieme è coerente e funziona, non c’è davvero alcun limite alla possibilità di inventare.

Coordinato alla partecipazione

Una soluzione apprezzata e utilizzata da moltissimi è quella di coordinare le fantasie del tableau a quelle della partecipazione di nozze. Si tratta di un approccio votato all’eleganza ma anche alla funzionalità: gli invitati, tramite la partecipazione di nozze, devono essere messi nelle condizioni di intuire il tipo di matrimonio che sarà, in modo da poter scegliere il vestito di conseguenza. Le abitudini sugli abiti da cerimonia Lecce, Milano o Roma sono le stesse, ovvero sono orientate dai canoni che gli sposi riescono a trasmettere.

Ostuni

Il legame simbiotico e simbolico tra Ostuni e la calce

Ostuni è nota come la città bianca. Il soprannome è dovuto al particolare profilo urbano del suo centro storico, che si presenta quasi interamente ricoperto di bianco, edifici, case, palazzi, chiese.

Ostuni e la calce

Intorno al territorio di Ostuni si trova in abbondanza la tipica pietra calcarea che contraddistingue i paesaggi pugliesi. La roccia, una volta cotta in fornace e ridotta in polvere, si trasforma in ossido di calcio, ovvero in calce viva, utilizzata tra le altre come vernice. Gli abitanti del borgo iniziarono a utilizzare la calce per imbiancare le proprie abitazioni fin dai primi insediamenti permanenti, risalenti all’epoca romana. Già da allora, il profilo delle abitazioni della città si tinse interamente di bianco.

La calce, oltre ad essere facilmente reperibile e facile da trasportare, fu scelta anche per un’altra ragione: la città è contraddistinta da strade strette in cui la luce filtra con difficoltà, rendendo le viuzze antiche buie e oscure. Attraverso l’applicazione di vernice bianca, la luce del sole viene riflessa, illuminando il centro storico. la consuetudine si è consolidata nei secoli; più la città cresceva, maggiore era la presenza di calce che colorava e faceva risplendere il borgo.

La peste del ‘700

Intorno alla metà del ‘700, il borgo ostunese fu colpito da un’epidemia di peste che avrebbe potuto distruggere totalmente la città e sterminare i suoi abitanti. Ciò però non avvenne per merito… della calce! La roccia, infatti, una volta trattata nella fornace assume caratteristiche spiccatamente basiche, ideali per combattere la diffusione batterica e svolgere una funzione disinfettante. Fu proprio la calce ad arginare la forza d’urto del contagio e a scongiurare il rischio di estinzione dei suoi abitanti, allora in 10.000.

La luce sconfigge il buio

Oggi, ogni hotel e b&b a Ostuni lavora a pieno ritmo per dodici mesi l’anno. La città vive di turismo e attira in ogni periodo ondate di visitatori attirati dalle suggestioni secolari del suo borgo. A Ostuni, il bianco non è solo una peculiarità morfologica ma parte integrante dell’identità locale. La peste nera avrebbe potuto causare la fine della storia degli ostunesi ma fu proprio la calce, simbolo e icona del posto, a impedire che ciò accadesse. La città bianca sconfisse la peste nera grazie al bianco delle sue case, in un conflitto che non è solo narrazione storica ma assume contorni ben più evocativi e ricchi di simbolismi ancora fortissimi nella cultura popolare, ieri come oggi come domani.

Storytelling aziendale: 3 approcci alla narrazione di brand

Lo storytelling aziendale è il modo in cui un marchio racconta se stessa. Più nello specifico, ogni brand necessita di una storia, di un vissuto, di un’identità attraverso cui l’utente possa attivare quei meccanismi di identificazione che tanto giovano al marketing di prodotto. La narrazione d’impresa può strutturarsi in diversi modi, con gli approcci e le modalità più varie, purché resti credibile con la vision aziendale, con la percezione degli utenti e con l’immagine costruita dall’agenzia pubblicitaria che sta dietro al lavoro di comunicazione d’impresa. Ecco 3 idee per costruire uno storytelling credibile e vincente.

Alle origini del successo…

Un filone molto utilizzato soprattutto dai marchi consolidati e con una tradizione alle spalle è quello della narrazione di come tutto iniziò, di come l’azienda nacque, raggiunse il successo e consolidò la propria posizione sul mercato. Il trend del ripercorrere le origini del marchio è perfetta per innescare il meccanismo di identificazione tra marchio e consumatore, per suggerire un aspetto più umano del marchio, associandolo al suo fondatore, ai suoi sogni, alle sue aspirazioni dapprima troppo grandi e poi concretizzate in realtà. Uno storytelling ideale per le imprese che giocano sui valori di autenticità e genuinità.

Piccole storie di vita quotidiana

Attraverso l’umorismo, il dramma, la commozione, uno storytelling efficace può orientarsi anche verso il format della storia breve di vita quotidiana. Non serve costruire idee sensazionali, basta trovare la forma più giusta per la narrazione. Mostrare le piccole problematiche di tutti i giorni o fotografare i mille pensieri che noi tutti facciamo nella nostra quotidianità significa far sentire l’azienda vicina al pubblico, umana, amica.

Storytelling a puntate

Soprattutto con l’aumento di rilevanza dei fenomeni virali del web, ha assunto sempre maggior rilevanza il format della narrazione per puntate, vere e proprie mini-web series attraverso cui consolidare l’affezione del pubblico. Una storia suddivisa per episodi brevi è utile anche per stimolare l’attesa della gente, creare aspettative e, lentamente, calcificare un rapporto di fiducia verso il marchio e tutto ciò che rappresenta.

digital pr

Lavorare nelle digital Pr: le competenze richieste

Internet ha messo sottosopra il settore delle comunicazione e creato un nuovo modo di approcciarsi alle pubbliche relazioni, profondamente distante dai paradigmi tradizionali sotto pressoché tutti i punti di vista. Quali competenze e quali attitudini servono per operare nel mondo delle digital PR?

Comunicazione digitale: i professionisti di oggi

Ai tempi delle pubbliche relazioni tradizionalmente intese, il professionista era chiamato a interfacciarsi principalmente con i mass media, giornalisti della carta stampata, della televisione e della radio; oggi, più che di public relations si è iniziato a parlare di people relations: in effetti, il professionista delle digital pr è chiamato a costruire, curare e accrescere le relazioni tra il marchio presso cui lavora e un vasto sistema di comunicatori del web quali blogger, influencer, social networker, web master, oltre alle personalità più tipiche della comunicazione classica quali giornalisti, editori, personalità dell’intrattenimento, ma anche stakeholders, associazioni e amministrazioni.

Le competenze del digital Pr

Prima di ogni altra cosa, un professionista delle relazioni digitale deve dimostrare disinvoltura, passione e ampie conoscenze nell’ambito del web, con particolare predisposizione per l’aggiornamento costante sui nuovi canali e piattaforme del settore digitale.

Operare nel segmento del digital significa essere intraprendente e abile nella gestione dei rapporti con tutti gli altri organi di comunicazione, coinvolgendo quanti più professionisti possibili nelle proprie attività svolte per l’azienda.

L’obiettivo finale è quello di dare risalto al brand, attraverso tutta una serie di attività che spaziano dalla gestione del blog e del sito web alla manutenzione delle pagine social, dall’organizzazione di conferenze stampa all’inclusione di blogger e influencer nelle iniziative di marca fino all’organizzazione eventi e la rassegna stampa. Dunque, il professionista deve saper redigere contenuti per ogni tipologia di format, deve saper creare interesse e generare ‘rumore’ intorno all’azienda.

Parallelamente, è richiesta un’intensa attività di monitoraggio del web, votata sia a intercettare le criticità che riguardano i prodotti e i servizi dell’impresa ma anche la comunicazione in sé, individuando eventuali critiche da parte degli utenti e intervenendo tempestivamente per la loro risoluzione.

Il digital pr specialist deve essere intraprendente, spigliato, ricco di iniziativa, capace di lavorare sotto stress e in qualunque orario, bravo nel gestire il multitasking e, sopra ogni altra cosa, deve farlo con autentica passione.

Gli elementi vincenti di un pieghevole aziendale

Il pieghevole è una risorsa di comunicazione molto sfruttata sia dalle piccole e medie imprese e sia dalle società più strutturate, un mezzo di pubblicizzazione tradizionale che, nel corso degli anni, non ha mai perso il suo appeal. In effetti, il depliant aziendale offre una serie di vantaggi pratici e comunicativi che lo rendono una soluzione intelligente ed efficace per sponsorizzare offerte, prodotti e servizi o, semplicemente, per attività di branding. Perché un pieghevole sia funzionale allo scopo, però, deve dimostrarsi davvero impattante sul pubblico e capace di attirare l’attenzione. L’appeal è un elemento fondamentale per decretare il successo o il fallimento di una campagna.

Efficaci nell’immediato

Il vero ostacolo sta nel riuscire a superare l’indifferenza o persino lo scetticismo che chiunque di noi palesa davanti a un contenuto apertamente pubblicitario. Perché il pieghevole non diventi spazzatura, è necessario utilizzare elementi accattivanti e che attirino l’attenzione al primo sguardo. Per riuscirci è possibile utilizzare un copy a impatto, una grafica attraente, immagini d’effetto o un mix delle tre cose. L’importante è raggiungere lo scopo.

Distribuzione delle informazioni

Ovviamente, il depliant è finalizzato alla diffusione di un contenuto particolare e che si ritiene degno di essere pubblicizzato presso un pubblico ampio. La disposizione e la profondità del testo però deve tenere in considerazione il format utilizzato e il target di riferimento. Nessuno ha voglia di perdere tempo appresso a un testo pubblicitario, specie se particolarmente lungo. Meglio gestire le informazioni in maniera intelligente, limitando la lunghezza e puntando su frasi a effetto capaci di mantenere alta la soglia d’attenzione.

L’importanza delle immagini

Il testo va integrato alle immagini; il supporto delle foto è fondamentale per migliorare la fruibilità del contenuto e dare maggior dirompenza all’atto comunicativo. Il giusto equilibrio tra testo e immagini è una delle principali chiavi del successo di una campagna pubblicitaria costruita sul pieghevole.

L’importanza della stampa

Non bisogna fare economia sulla stampa depliant. Anche il miglior prodotto editoriale perde di efficacia se il supporto di stampa non è adeguato. La definizione delle immagini e dei testi, la nitidezza dei colori, la qualità della carta incidono più di quanto si pensi sulla volontà della gente di leggere (o meno) il nostro pieghevole.

SEO

Perché Google+ è importante per la SEO e come sfruttarlo

Google+, meglio noto come G+, è il social network sviluppato in quel di Mountain View per lanciare la volata a Facebook, dopo che Zuckerberg aveva rifiutato di vendere la propria piattaforma a Big G. A detta di molti, il social media di Google avrebbe dovuto cannibalizzare la rete e affermarsi nel giro di breve tempo come il canale social più usato al mondo. In realtà, G+ non ha mai conquistato la fama sperata e il divario con Facebook resta significativo e, a oggi, incolmabile. Ciò nonostante, come sa ogni agenzia SEO a Roma o in tutto il paese, l’importanza del social Made in Google è rilevante e si tratta di uno strumento di cui le aziende non dovrebbero privarsi, soprattutto in ottica SEO.

Perché G+ è un valore aggiunto lato SEO.

G+ per aziende offre una serie di servizi integrati che consentono alle imprese di fornire ogni genere di informazione interessanti all’utente che utilizza Google. Attivare un account G+ per le aziende è gratuito e anche piuttosto semplice e permette alle società di indicizzare i propri contenuti con molta più facilità.

Condividere un contenuto sul proprio account G+ permette di indicizzare immediatamente la pagina. Inoltre, essere attivi sul social significa anche attirare l’attenzione dei crawler e spingere Google a migliorare il posizionamento del proprio sito, poiché esso è uno dei fattori che influisce sul valore del ranking del sito.

G+ è uno strumento fondamentale per chi gestisce blog, forum o ha implementato una sezione specifica all’interno del proprio sito. La condivisione di post su Google agevola enormemente il posizionamento dei propri interventi. Secondo le stime di settore, condividere una news sul social network di Big G. permette di aumentare di tre volte e mezzo la possibilità che ha quella pagina di essere letta da un utente.

Ultimo ma non ultimo, le diverse funzioni implementate all’interno di G+ spingono il posizionamento sulla SERP. Basta pensare a Google Maps, dove le aziende possono iscriversi gratuitamente, conquistando la possibilità di essere trovati sui risultati di ricerca geo-localizzati: una risorsa fondamentale per attività come ristoranti, b&b, musei, luoghi di interesse storico-artistico ma anche carrozzerie, stazioni di servizio, autolavaggi, ecc.